Scopa nuova, scopa bene.
Quando il centrosinistra forte dei suoi 24.000 voti di maggioranza, guidato da un Prodi che respingeva subito ogni suggestione della CdL riguardo alla Grosse Coalition, si accinse a formare il governo, la parola d'ordine assunta da tutta la variegata coalizione fù "discontinuità". Tutti erano d'accordo che il nuovo governo avrebbe dovuto fare non solo cose diverse dal governo precedente ma, soprattutto, farle in maniera diversa, con una propria cifra, con un proprio stile e questo stile, così profondamente diverso da quello berlusconiano, sarebbe stato il vero segno di discontinuità rispetto alla precedente,esecrata, amministrazione.
Il primo problema che si pose fù quello della straordinaria quantità di competenze e professionalità gestionali che il centrosinistra assommava al suo interno. Come pensare di rinunciare alla preziosa esperienza delle tante teste d'uovo che allignavano in tutti i partiti della coalizione? Proprio a voler essere modesti, più di un centinaio di vecchi e soprattutto nuovi parlamentari che erano indispensabili alla guida del paese che doveva riparare i guasti prodotti da cinque anni di malgoverno berlusconiano.
Come rinunciare all'apporto di un Cento (a Roma er piotta, nomen omen) all'Economia, o di un Casula alle Finanze,l'altro, Emidio, più robusto, fù mandato alla Difesa;come rinunciare a Vittorio Craxi detto Bobo o ad una Lanzillotta in Bassanini agli affari regionali, perchè privare gli italiani dei loro talenti? E qui il colpo d'ala del Premier col cacciavite. Non erano i candidati ad essere troppi, erano le poltrone ministeriali ad essere poche, bastava dunque aumentare le poltrone. Semplice no?
Si crearono i viceministri, dieci (per far prima i conti), sessantasei sottosegretari e ventisei ministri per un totale di 102 baldi condottieri più il Leader massimo dell'amministrazione, una squadra coesa e determinata a cambiare l'Italia.
Altro segno dei tempi, le donne della compagine erano ben 18, potevano essere anche diciannove o venti ma Vladimir restava eternamente indecisa, di qua o di la, e il solito ministro non intendeva fare un outing definitivo nè tantomeno andare in pellegrinaggio a Casablanca. Comunque un bel record,comunque un record, comunque. La ministre e sottosegretarie della nazionale rosa,per quanto si rendessero conto che i maschietti si erano riservati i ministeri più appetitosi, sapevano che alla lunga si sarebbe visto chi in effetti portava i pantaloni e cominciarono a darsi da fare.
La Melandri, ministra dello sport, disgustata da quanto veniva fuori dalle intercettazioni telefoniche, decise di mettere ordine nel mondo del calcio devastato da Moggiopoli, suggerì di non partecipare ai mondiali per nascondere la nostra vergogna ed evitare brutte figure e fare invece un generale autodafè purificatore, ricominciando tutto dai campionati parrocchiali.
La Nazionale guidata da Lippi capì che bisognava darsi una mossa per difendere pane e companatico e in quattro e quattr'otto vinse i mondiali. La Melandri inflessibile e coerente, accompagnò la squadra a ricevere gli onori el il plauso del Presidente della Repubblica e pare abbia anche preteso magliette autografate da tutti.
La Bindi e la Pollastrini, soprannominate la strana coppia oppure cilicio e martello, si posero all'opera per risolvere l'improrogabile problema dei diritti delle coppie di fatto. Lo esigeva il testo del programma preelettorale a pagina 1745 e ss, lo pretendeva Grillini e soprattutto lo reclamava a gran voce Vladimir. La questione non era certo di lana caprina, bisognava trovare un testo del ddl che tenesse conto delle giuste esigenze avanzate dalla multiforme coalizione. Intanto bisognava trovare un nome al progetto, Luxuria insisteva per mantenere l'acronimo PACS (convinto che fosse, in inglese, il plurale di "pacco", al cuore non si comanda), la Pollastrini non aveva preferenze per il nome, ma pretendeva che la normativa prevedesse il diritto per tutte le coppie di fatto di convivere, senza matrimonio né religioso e nemmeno civile, avendo comunque riconosciuti quei diritti propri del matrimonio.
Non solo , gli stessi diritti dovevano essere riconosciuti alla coppie di ogni genere, uomo e donna, alla vecchia maniera (uffa) , donna e donna (ancora, ancora), uomo e uomo ( e ma allora..) ma bisognava anche prevedere le unioni di fatto fra sorella e fratello, fra zia (vecchia) e nipote (giovane ), fra nonno (ancora vigoroso) e giovane badante ucraina, fra (danarosa) nonna e (robusto) extracomunitario senegalese, fra maturo parlamentare e aitante portaborse. Insomma la legge non deve porre ostacoli al bisogno d'amore delle coppie, quale che sia la loro composizione, né l'amore può essere ristretto in contratti, impegni o cerimonie, basta, tutt'al più con una comunicazione fra la coppia,magari una raccomandata A.R.-
La Bindi stretta fra Ruini e Luxuria, Rutelli e Grillini, Mastella e Pecoraro Scanio, si affannava a limitare i danni, si raccomandava a S.Stefano del Cacco e ad ogni nuova proposta della Pollastrini rispondeva stremata: DICO che questo non si può fare; DICO che questo non passa; DICO che questo è troppo....la Pollastrini, furba come una faina e veloce come un falco, dà ragione alla Bindi, il DDL prenderà il nome D.I.C.O. acronimo di Distrutta Incapace Combattere Oltre. Prodi, sornione, lanciato il sasso dei DICO nello stagno della coalizione, soddisfatto quindi un altro punto del corposissimo programma, assegna al suo infaticabile governo un'altra medaglia e afferma solenne , adesso ci pensi il parlamento, io il mio dovere l'ho fatto, sottointendendo, a me dei DICO nun me ne pò frega de meno, parliamo de Telecom.




