sabato, 07 aprile 2007

Scopa nuova, scopa bene.

Quando il centrosinistra forte dei suoi 24.000 voti di maggioranza, guidato da un Prodi  che respingeva subito ogni suggestione della CdL riguardo alla Grosse Coalition, si accinse a formare il governo, la parola d'ordine assunta da tutta la variegata coalizione fù "discontinuità".  Tutti erano d'accordo che il nuovo governo avrebbe dovuto fare non solo cose diverse dal governo precedente ma, soprattutto, farle in maniera diversa, con una propria cifra, con un proprio stile e questo stile, così profondamente diverso da quello berlusconiano, sarebbe stato il vero segno di discontinuità rispetto alla precedente,esecrata, amministrazione.

Il primo problema che si pose fù quello della straordinaria quantità di competenze e professionalità gestionali che il centrosinistra assommava al suo interno. Come pensare di rinunciare alla preziosa esperienza delle tante teste d'uovo che allignavano in tutti i partiti della coalizione? Proprio a voler essere modesti, più di un centinaio di vecchi e soprattutto nuovi parlamentari che erano indispensabili alla guida del paese che doveva riparare i guasti prodotti da cinque anni di malgoverno berlusconiano.

Come rinunciare all'apporto di un Cento (a Roma er piotta, nomen omen) all'Economia, o di un Casula alle Finanze,l'altro, Emidio, più robusto, fù mandato alla Difesa;come rinunciare a Vittorio Craxi detto Bobo o ad una Lanzillotta in Bassanini agli affari regionali, perchè privare gli italiani dei loro talenti? E qui il colpo d'ala del Premier col cacciavite. Non erano i candidati ad essere troppi, erano le poltrone ministeriali  ad essere poche, bastava dunque aumentare le poltrone. Semplice no?
Si crearono i viceministri, dieci (per far prima i conti), sessantasei sottosegretari e ventisei ministri per un totale di 102 baldi condottieri più il Leader massimo dell'amministrazione, una squadra coesa e determinata a cambiare l'Italia.

Altro segno dei tempi, le donne della compagine erano ben 18, potevano essere anche diciannove o venti ma Vladimir restava eternamente indecisa, di qua o di la, e il solito ministro non intendeva fare un outing definitivo nè tantomeno andare in pellegrinaggio a Casablanca. Comunque un bel record,comunque un record, comunque. La ministre e sottosegretarie della nazionale rosa,per quanto si rendessero conto che i maschietti si erano riservati i ministeri più appetitosi, sapevano che alla lunga si sarebbe visto chi in effetti portava i pantaloni e cominciarono a darsi da fare.

La Melandri, ministra dello sport, disgustata da quanto veniva fuori dalle intercettazioni telefoniche, decise di mettere ordine nel mondo del calcio devastato da Moggiopoli, suggerì di non partecipare ai mondiali per nascondere la nostra vergogna ed evitare brutte figure e fare invece un  generale autodafè purificatore, ricominciando tutto dai campionati parrocchiali.
La Nazionale guidata da Lippi capì che bisognava darsi una mossa per difendere pane e companatico e in quattro e quattr'otto vinse i mondiali. La Melandri inflessibile e coerente, accompagnò la squadra a ricevere gli onori el il plauso del Presidente della Repubblica e pare abbia anche preteso magliette autografate da tutti.

La  Bindi e la Pollastrini, soprannominate la strana coppia oppure cilicio e martello, si posero all'opera per risolvere l'improrogabile problema dei diritti delle coppie di fatto. Lo esigeva il testo del programma preelettorale a pagina 1745 e ss, lo pretendeva Grillini   e soprattutto lo reclamava a gran voce Vladimir. La questione non era certo di lana caprina, bisognava trovare un testo del ddl che tenesse conto delle giuste esigenze avanzate dalla multiforme coalizione.  Intanto bisognava trovare un nome al progetto, Luxuria insisteva per mantenere l'acronimo PACS (convinto che fosse, in inglese, il plurale di "pacco", al cuore non si comanda), la Pollastrini non aveva preferenze per il nome, ma pretendeva che la normativa prevedesse il diritto per tutte le coppie di fatto di convivere, senza matrimonio né religioso e nemmeno civile, avendo comunque riconosciuti quei diritti propri del matrimonio.

Non solo , gli stessi diritti dovevano essere riconosciuti alla coppie di ogni genere, uomo e donna, alla vecchia maniera (uffa) , donna e donna (ancora, ancora), uomo e uomo ( e ma allora..) ma bisognava anche prevedere le unioni di fatto fra sorella e fratello, fra  zia (vecchia) e  nipote (giovane ), fra nonno (ancora vigoroso) e giovane badante ucraina, fra (danarosa) nonna e (robusto) extracomunitario senegalese, fra maturo parlamentare e aitante portaborse. Insomma la legge non deve porre ostacoli al bisogno d'amore delle coppie, quale che sia la loro composizione, né l'amore può essere ristretto in contratti, impegni o cerimonie, basta, tutt'al più con una comunicazione fra la coppia,magari una raccomandata A.R.-


La Bindi stretta fra Ruini e Luxuria, Rutelli e Grillini, Mastella  e  Pecoraro Scanio, si affannava a limitare i danni, si raccomandava a S.Stefano del Cacco e ad ogni nuova proposta della Pollastrini rispondeva stremata: DICO che questo non si può fare; DICO che questo non passa; DICO che questo è troppo....la Pollastrini, furba come una faina e veloce come un falco, dà ragione alla Bindi, il DDL prenderà il nome D.I.C.O. acronimo di Distrutta Incapace Combattere Oltre.  Prodi, sornione, lanciato il sasso dei DICO nello stagno della coalizione, soddisfatto quindi un altro punto del corposissimo programma, assegna al suo infaticabile governo un'altra medaglia e afferma solenne , adesso ci pensi il parlamento, io il mio dovere l'ho fatto, sottointendendo, a me dei DICO nun me ne pò frega de meno, parliamo de Telecom.

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categoria:stile
domenica, 01 aprile 2007

Quando i risultati elettorali, dopo uno scrutinio lento ed incerto, assegnarono la vittoria al centro-sinistra e Prodi venne insediato a Palazzo Chigi, cinto con un serto di 24.000 voti di differenza rispetto alla coalizione sconfitta, tutti avemmo l'impressione che ci si avviava ad un nuovo modo di governare, un cambio della guardia epocale che non riguardava solo il programma e le ideologie, ma anche ed ancorpiù lo stile di governo. Stile di governo lontano le mille miglia dall'esperienza berlusconiana che ci aveva schoccato con una infinita serie di exploit imbarazzanti.

Chi non ricorda il gesto delle corna alla foto di gruppo del summit dei potenti d'Europa, lo sconcerto e la vergogna furono unanimi e nonostante il precedente del Presidente Leone (che comunque era napoletano e superstizioso e quindi non censurabile) l'esecrazione dell'allora opposizione fù totale, convinta, scandalizzata.

Quando poi, l'uomo di Arcore, usò il suo charme per portare sulle posizioni dell'Italia una virago scandinava ed ebbe anche l'impudenza di riferirlo, lamentando l'ingrato compito e lo spirito di sacrificio necessario per assolverlo, il coro degli sdegnati fù travolgente ed inarrestabile, tutti gli alfieri indomiti del politically correct, dell'antimaschilismo militante, delle pari (e dispari) opportunità, si scagliarono contro l'indegno epigono di Casanova additandolo al generale ludibrio ed alla riprovazione paneuropea.

Non si era ancora spento il clamore suscitato dal premier tombeur de femmes, che Berlusconi impresse il marchio del suo stile di governo con la efferata stagione del trapianto, non di cuore, come la gran parte dell'opposizione gli augurava, ma di capelli. Si era davvero toccato il fondo. Schiere compatte di sussiegosi notisti politici, filosofi della scienza, analisti freudiani e junghiani, riempirono le prime pagine dei quotidiani più prestigiosi con i loro articoli pieni di disdoro per questo premier/tycoon che nel tempo della quarta settimana senzalatte (celeberrima stagione di stenti di infausta memoria), si preoccupava unicamente del suo scalpo.

Vi fù chi ipotizzò che la spesa fosse astronomica, chi, malizioso, paventò una inevitabile apposita manovrina autunnale, chi infine tentò di determinare in maniera scientifica la spesa affrontata, fotografando dall'alto l'area di interesse e dopo averla opportunamente ingrandita procedere alla conta dei singoli crini inpiantati; il piano, invero ingegnoso, si scontrò contro il diniego della C.I.A. di prestare un suo satellite spia per fotografare l'area, diniego naturalmente imposto dal sodale George Dabliù attivato dal perfido e vanesio Berlusca.

Il massimo dello scorno si ebbe durante l'interim del premier agli Esteri, si sa la Farnesina è la cornice attraverso la quale tutti ci guardano, la nostra immagine proiettata nel mondo, e lì il Nostro scatenò tutto il suo estro vitalistico e innovativo, lasciando completamente basiti gli austeri diplomatici che si stavano appena riprendendo dal passaggio sofferto dal Regno d'Italia alla Repubblica post bellica. Da qualche tempo si erano nominati ambasciatori con un solo cognome, e passi, sono gli amari frutti del modernismo, ma passare dalla feluca alla bandana, lasciò letteralmente esterrefatto il nostro corpo diplomatico che cominciò seriamente a paventare l'introduzione di norme giacobine come la conoscenza delle lingue e il divieto di erre moscia.

Il ciclone di Brugherio, Premier part-time, ministro ad interim, gran cerimoniere, organizzatore di eventi, arredatore di interni, esterni e giardini all'italiana, e stornellatore massimo, fece della Costa Smeralda la succursale della Farnesina, del Billionaire quella di Villa Madama, abolì non solo i doppi cognomi ma persino i cognomi singoli, passando direttamente ai diminutivi, quindi caro Tony, caro Felipe, caro George o addirittura Dabliù, e, con premonitrice terribilità transilvanica, caro Vlad.

Via tight e marsine, largo a canottiere e bermuda, basta "va pensiero", vai con "dicitencello vuie". La fine di un mondo. La fine del mondo.

 

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categoria:politica, stile
lunedì, 26 marzo 2007

Numeri.
può darsi che i benpensanti abbiano motivo di scandalizzarsi per la gogna mediatica che negli ultimi tempi imperversa per questo nostro strano paese, può darsi che sia sincera la commozione e la sofferenza del povero Rossella per il fango gettato addosso al politico di turno, può infine darsi che abbia ragione lo stupito Belpietro che ancora si chiede per quale motivo avrebbe dovuto "non pubblicare" la notizia, conoscendo l'autorevolezza della fonte; a me ha colpito molto di più, negli stessi giorni, un dettaglio contabile apparso sui giornali senza molti commenti, diciamo così una semplice posta di bilancio. Il costo delle intercettazioni telefoniche, per l'anno 2005, ultimo disponibile, è stato di 1,5 miliardi di euro. Io che ho ancora qualche difficoltà a parametrare gli euro con la vecchia liretta, ci ho messo un pò di tempo prima di digerire il fatto che si parlava di circa 3000 miliardi del vecchio conio, per dirla con Bonolis.

Dato per scontato che il dato, per quanto approssimato, è vero, e si badi bene, si riferisce solo alle intercettazioni legittimamente disposte dalla magistratura, mi sono messo a giocare con i numeri.
Allora, per quanto mi ricordi, pare che i magistrati, tutti i magistrati, siano circa 10.000; immaginiamo che di questi solo la metà, per le funzioni che svolge, richieda il controllo delle utenze telefoniche, siamo a 5.000 magistrati, quindi 3.000 miliardi diviso 5.000 magistrati fa 600.000 euro di spesa ciascuno (per tornare a Bonolis circa un miliardo e duecento milioni del vecchio conio).

Certo è un pò il conto della serva perchè mi pare improbabile che i PM delle grandi procure (Milano, Roma, Palermo,Napoli ecc.) spendano la stessa cifra dei loro colleghi di Isernia o Forlì,(per quanto ultimamente Potenza sembra rivendicare , quanto a spese telefoniche, pari dignità rispetto alle Grandi Procure) mi sembra comunque legittimo ritenere che alcuni PM, più impegnati, più stakanovisti, fatturino, diciamo così, molto di più di 600.000 euro, mentre altri in sedi più tranquille o abituati a lavorare alla vecchia maniera, spendano molto di meno, in ogni caso quello che conta è la media e quindi,secondo Trilussa un pollo a testa, 600.000 euro a cranio, l'un per l'altro.

Eppure mi tornano in mente certe lamentazioni da prefiche all'inaugurazioni degli anni giudiziari: non ci sono mezzi,cioè soldi, per un dignitoso svolgersi della funzione giustizia. Niente carta per fotocopie, danno minore considerando che, mancando anche i soldi per la manutenzione delle fotocopiatrici queste si rompono e risolvono il problema alla base; mancano i soldi per la benzina delle auto di  servizio,mancano anche le auto di servzio,(o sono obsolete,o sono rotte,o sono di un colore che non ci piace); mancano i computer e le stampanti, o le cartucce per le stampanti,  mancano i sistemi di teleconferenza, quelli di videosorveglianza, insomma manca di tutto, anzi manca tutto e non è
un caso anzi è un preciso e sottile disegno della politica, dei governi, di tutti i governi, che lasciano la Giustizia senza mezzi per contrastarne l'operato che spesso alla politica non piace.

Tutto questo può darsi che sia vero, non ho motivo di dubitarne, ma mi viene il sospetto che quei tremila miliardi potrebbero essere meglio impiegati, in una situazione così grave.  Si potrebbero per esempio comprare  duemila volanti nuove ( 2000 x 30.000€ = 60 milioni di Euro), metterci dentro 4000 poliziotti nuovi (4000 x 25.000€ per anno = 100 milioni di euro) e mandarli per le strade delle nostre città a farsi vedere e a vedere quello che non va. Si potrebbero comprare 10 milioni di risme di carta per fotocopie (3€ x 10 milioni= 30 milioni di euro) oppure fare il pieno per un anno a 5000 autovetture (2000 lt.x 5000 auto x 1.250 € a lt.= 12.500.000 euro); comprare qualche migliaio di nuovi computer,sistemi di registrazione digitale delle udienze, sistemi esperti di archiviazione di atti giudiziari e data base per la loro consultazione,ecc.ecc. Siamo ancora lontanissimi da quanto si è speso, nel solo 2005 per intecettazioni telefoniche. Sarei curioso di sapere, per bocca di qualche esperto competente quante delle carenze perennemente lamentate dalla giustizia si potrebbero sanare utilizzando 1 miliardo di euro (all'anno) in più.

Certo bisognerebbe diminuire di due terzi le 35.000 utenze intercettate (dati 2005), ma si risparmierebbero anche alcune migliaia di addetti alle intercettazioni, restituendoli magari ai loro compiti di istituto prima che se ne scordino del tutto, ricominciando a fare delle investigazioni, a pedinare delinquenti, a controllare il territorio, a farsi vedere in giro dai delinquenti e soprattutto dai cittadini. Sono certo che nessun poliziotto che si rispetti si sia arruolato per fare il telefonista.  

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categoria:giustizia
lunedì, 19 marzo 2007

Cuculo: uccello dell'ordine dei cuculiformi, con piumaggio color grigio piombo e ventre striato. La femmina depone l'uovo (uno) nel nido di uccelli di specie diverse,imitandone il guscio. Dopo un breve periodo nasce il piccolo cuculo, il quale, ancor prima di aprire gli occhi, istintivamente getta fuori dal nido qualsiasi cosa vi si trovi, sbarazzandosi così dei piccoli e delle uova dei suoi ospiti.Vengono quindi allevati dai genitori adottivi, spesso passeriformi di dimensioni molto più piccole del parassita, fino a che lo stesso raggiunge la maturità e abbandona il nido e la famiglia d'adozione stremata dalla fatica di allevarlo. Molte specie di uccelli nutrono per i cuculi un odio istintivo, al punto che per quanto più piccoli,aggrediscono anche cuculi impagliati o finti.

Quando la vecchia balena parassita della politica italiana,colpita a morte da tangentopoli,capì che rischava di estinguersi non essendo in grado di allevare una nuova generazione politica,elaborò la teoria del cuculo.Sfregiata e piegata  dall'offensiva giudiziaria (i giudici, che ingrati) vide il suo popolo disperdersi in mille rivoli nelle formazioni superstiti,qualcuno approdò nella sinistra graziata ed ipocrita,che cominciava il suo percorso di ex, (ex PCI, ex PDS,ex Quercia , ex tutto); altri si rifugiarono nel Centro di nuova creazione FI , più che altro un centro commerciale, uno scintillante Carrefour dove molti ex (exDC,ex PSI,exPri,ex PLI,insomma altri ex) trovarono il loro negozietto o, alla peggio. si contentarono di un corner discreto nella grande area di FI; altri ancora, dai garretti e dalla stomaco ancor più robusti,fecero il grande balzo atterrando chi all'estrema destra e chi all'estrema sinistra.

A questo punto la defunta DC. novella araba fenice, cominciò l'operazione cuculo, deponendo negli altrui nidi le sue uova, appositamente colorate,e queste .man mano che si schiudevano, facevano piazza pulita della prole leggittima ,scaraventandola fuori dal nido, assicurandosi le cure ed il lavoro degli ospiti ignari ,sbalorditi dall'appetito mostruoso di questi strani figli, dalla loro stazza enorme e dall'aspetto alieno.Correvano disperati a nutrirli,sempre più in fretta,sempre di più fino ad essere schiantati dalla loro voracità.Poi  i cuculi finalmente satolli e maturi si allontanavano dal nido e cominciavano al lanciare il loro verso lugubre ed inconfondibile, cucù,cucù, cucù, per riconoscersi, per accoppiarsi, per deporre altre uova in nidi altrui. Una specie di rinascita con fecondazione assistita ed allevamento a carico di terzi ignari.

Quando infine il richiamo dei cuculi sarà forte e onnipresente e la memoria dello sfregio e della sconfitta patita sarà sopita o peggio mitizzata allora la voglia,prima vergognosa della DC, diventerà irresistibile e cucù,cucù,cucù, il cuculo Prodi, il cuculo Casini, il cuculo Mastella,chiameranno a raccolta il loro popolo,per fare il grande Centro, quello mitico,quello comunque decisivo e in un rumoreggiare assordante di cucù rinascerà la grande e rimpianta DC. Democrazia Cuculiana

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categoria:politica
domenica, 18 marzo 2007
In questo blog si parlerà della teoria del Cuculo...
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categoria:politica